Perché no?

 

Quando si va a vivere in un Paese straniero si innesca un meccanismo di distacco tra cervello e  cuore, e ciò che prima non si voleva vedere o si cercava di giustificare, diventa tragica realtà. Io sono per metà friulana. Ho da sempre amato l’Italia ma avendo vissuto a lungo all’estero (Danimarca, Svezia ed ora qui in USA)  sono sempre stata critica nei confronti delle molteplici realtà. Fa male tornare in Italia, così come mi è accaduto a Natale,  e constatare quante cose potrebbero rendere migliore la vita delle persone. Fa rabbia constatare che la “furbizia” italica si trasforma, sovente, in danno del più forte nei confronti del più debole.  Un esempio? Il primo impatto l’ho avuto in aeroporto. La prassi vuole che ad imbarcarsi siano prima i disabili, chi ha bimbi con passeggino, coloro che viaggeranno in Business, seguiti dai Priority Sky e via dicendo. All’annuncio dell’imbarco ecco che gli americani in fila e rispettosi della cosiddetta “distanza prossemica” venivano urtati dai soliti furbetti che cercavano di intrufolarsi per scavalcare la fila. ” Signori, calma! l’aereo non parte se non siete tutti a bordo” avrei voluto dire ma tanto nulla sarebbe cambiato. Sono andata in posta in Alto Adige, dovevo inviare ad un amico due  testi di psicologia/psichiatria che in Italia non sono in vendita. Ho scelto un pacchetto chiamato Celere1 che, avendo spedito prima delle 10 di mattina, mi assicurava la consegna il giorno dopo. Beh, il pacchetto è arrivato danneggiato; era stato aperto, ma soprattutto era arrivato 10 giorni dopo il previsto. Perché consigliare una consegna 24 ore se non è vero? Ho pagato 19,90€ per quel servizio! img_0173 Poi se vogliamo potrei fare tanti altri esempi: la signora che, facendo finta di nulla, mi è passata davanti dal macellaio, il tipo che mentre aspettavo che uscisse dal parcheggio una macchina, mi ha bellamente sorpassata e si è infilato nello stesso. Insomma, ci sono cose che volendo potrebbero esser migliorate soprattutto se le regole e la buona educazione venissero rispettate ed insegnate. E fa male vedere quell’Italia che ho così tanto amato andare sempre peggio. Mi rende orgogliosa sapere che qui, ora, io non sono considerata un peso ma una risorsa. Mi piace scoprire ogni giorno piccole cose che vorrei si facessero anche in Italia. I libri gratuiti dentro la casetta a disposizione di chi passa,  ad esempio. La possibilità di vendere  le cose che non usi più fuori dal tuo garage e tanto altro ancora. Mi piace tutto questo. Mi piace il non dover ritirare lo scontrino quando  acquisto ma poter  restituire il prodotto se ha deluso le mie aspettative e solo perché ho dato il numero di cellulare alla commessa. Mi piace che ci siano i disabili o gli anziani all’ingresso dei supermercati che ti salutano e  danno indicazioni utili; qui la possibilità di lavorare è data a tutti, basta avere voglia! Mi piace quando guardo il marciapiede fuori di casa e  vedo la bandiera che sventola davanti ogni porta. Trovare gli auguri di Kim la postina nella buca delle lettere (vedi post precedente) mi fa sorridere. Arrivare a casa dopo una giornata passata in giro e trovare un pacchetto che aspettavo davanti alla porta d’ingresso sapendo che nessuno si sarebbe mai permesso di rubarlo! Tutto questo mi piace da matti e mi fa sentire orgogliosa di vivere qui anche se in fondo al mio cuore mi dispiace che l’Italia si perda queste cose. Se solo…se solo…ma si dovrebbe esser diversi!

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8 commenti su “Perché no?

  1. Tomaso il said:

    Cara Greta, come ti capisco, io lo sai vivo da oltre 60 anni in Svizzera, ma non posso dimenticare la mia terra d’origine, purtroppo bisogna rassegnarsi vedendo i nipoti qui crescere e trovare una buona sistemazione, forse è meglio così.
    Ciao e buona giornata cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

     
    • Caro Tomaso la Svizzera è un paese stupendo. Ho letto la storia della tua vita tutta d’un fiato e devo dire che anche tu conosci i sacrifici che comporta scegliere d’andarsene. Nipoti? Ancora nulla per me ma diventare nonna è uno dei miei più grandi desideri. Ti auguro una buona giornata e ricambio l’abbraccio

       
  2. Cara , io ho i genitori vecchi e malati, altrimenti sarei già migrata altrove e da un pezzo. L’Italia ormai mi sta stretta. Qui vanno avanti i truffatori, i delinquenti, e poco spazio c’ è per la gente per bene.

     
    • lo so bene Paola, è una delle ragioni per la quale abbiamo fatto la scelta d’andarcene; In Italia non c’è meritocrazia, dopo i 40 si è considerati vecchi. Qui in America io sono, coi miei 58 anni, una risorsa e posso permettermi di scegliere che cosa fare. Mio marito che già in Danimarca e Svezia aveva un’ ottima posizione lavorativa, qui è arrivato ad essere Manager e lavorare in una multinazionale. Insomma, se in Italia non si svegliano che futuro avranno i giovani (e meno giovani)?

       
    • Anna rileggerti mi rende davvero tanto felice. Mi eri mancata e qui si respira aria pulita; finalmente potrò riprendere a raccontare le cose che mi accadono e tenervi aggiornati senza che i tre pazzi insultino. Ti abbraccio forte. Sono così emozionata d’averti qui…

       
  3. Vince198 il said:

    A premessa: l’Italia da sempre è un paese di furbetti e litigiosi, cara Greta. Come si suole dire l’esempio molto spesso viene dall’alto, anche da chi ci governa, da comportamenti che trovano appigli giustificativi assurdi etc. etc. A me è capitato in ospedale qualche mese fa e prima dell’ultimo incidente, mentre aspettavo il mio turno (con tanto di prenotazione) per ritirare analisi, di vedere una tizia provarci, proprio prima di me, a saltare la fila. Le è andata male: le ho detto, con tono molto pacato, di mettersi in fila prendendo il talloncino di prenotazione come fanno tutti gli altri. Era un po’ seccata però a me non è interessato niente: se lei aveva fretta, anche io avevo fretta come tutti i presenti. Ma, come i casi da te illustrati, fanno parte di certo malcostume diffuso, qui da noi un po’ più che altrove. Oramai non ci faccio più molto caso, anche perché il più delle volte si ha a che fare con maleducati che pensano di avere ragione alzando la voce. Qualcuno si intimorisce e lascia perdere, il sottoscritto no. Anzi più fanno i cafoni e più mi impunto. E’ una questione di rispetto: io rispetto se sono rispettato, altrimenti mi “adeguo” e rispondo per le rime e faccio valere i miei diritti. Detto questo l’Italia rimane sempre la mia terra, la mia patria nonostante inconvenienti vari: l’amo e per nulla al mondo la lascerei. Sto così bene nel “mio Friuli” che me ne separerò quando anche per me suonerà la fatidica … campana.
    Mandi Greta, une busade ^_____^

     
    • Vince carissimo come darti torto se ami la tua terra? Il Friuli poi, esempio di laboriosità, terra di persone oneste e umili. Il bello e il brutto ci sono ovunque, forse qui ci faccio meno caso perché la gente sa che “fare i furbi” non paga, anzi!
      Io cerco sempre d’avere un atteggiamento pacato e cortese, sono la prima se ho un carrello zeppo e non ho fretta, a far passare qualcuno ma chi si intrufola come mi è capitato a Milano…quello non lo tollero e mi impunto di netto.
      La campana suonerà quando sarai un vecchio nonno bacucco e solo dopo che avrai visti grandi i tuoi nipoti. Vince, une busade di cûr. Mandi

       

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