Incastri

 

immagine dal web

É tutto il giorno che  penso a come, la vita delle persone, sia composta di tanti pezzi che si incastrano tra essi come in un puzzle.

Una cara Amica, alla soglia dei 60 anni,  mi ha tenuta al telefono a lungo per comunicarmi che dopo attenta riflessione, lascerà il compagno di sempre per riprendersi in mano la vita.

Ha vissuto per più di trent’anni cercando di rendere tutti coloro che aveva accanto, felici. Le pietanze preferite dal figlio e dal marito, una casa sempre impeccabile, il volontariato, le feste da lei,  perfino la ricerca di un abito  che potesse piacere al marito anche a discapito del suo gusto. Questo anno dopo anno fino a quando, improvvisamente, è mancata una persona a lei cara e questo l’ha indotta a farsi delle domande chiedendosi ” ma io sono felice?” e si è resa conto di non esserlo, di essersi annullata per gli altri.

Quante donne passano la loro vita tutte prese a soddisfare le aspettative dei genitori prima e dei mariti poi?  Donne che studiano e si laureano magari con un indirizzo che è l’opposto di quello che avrebbero voluto ma che i genitori non ritenevano “adatto a lei”.  Donne che alla fine degli studi si innamorano e si sposano qualcuno che le induce a restare a casa per curare i figli. Intrappolate perché non indipendenti, come delle moderne geishe ma senza conoscere la loro arte nell’intrattenere perché incapaci anche di trovare il tempo per loro stesse, per leggere ed erudirsi.

Se guardo indietro, alla mia vita, sento ancora la voce di mio Papà dire: ” Qualsiasi cosa scegliate di fare, pensateci bene perché sarà quella che vi accompagnerà per sempre quindi dovrete amarla. Dovrete alzarvi al mattino felici di andare al lavoro perché saprete di stare per fare ciò che vi piace e avete scelto per voi”.  Un gran saggio il mio Papà!  Tutti e quattro, noi figli, abbiamo scelto per noi stessi, senza forzature alcune.

Ogni mia decisione è stata ponderata, fortemente voluta. Ho lottato contro stereotipi, ho lavorato in un campo prettamente maschile ed inizialmente guardata storto perché non ero parte di un clan di maschi: non masticavo tabacco, non facevo a botte, non avevo gli attributi maschili ma sono arrivata molto più in alto di loro. Anni di fatica per dimostrare che ero anche migliore di tanti di loro, eppure, malgrado le lacrime di rabbia versate,  ho adorato ogni singolo giorno della mia esistenza perché non ho mai permesso a nessuno di scegliere per me. Io sono ciò che ho scelto di essere e per dirla come Papà: indomita e indomabile.

Perfino a 56 anni, ho scelto di vendere tutto, lasciare un lavoro in Svezia,  fare fagotto e trasferirmi in America infischiandomene di chi mi dava della matta (se non della incosciente). E ancora una volta mi sono reinventata una vita, ho ripreso a studiare continuando ad amarmi ogni singolo istante. Questo accadeva 5 anni fa e non ho mai guardato indietro ma sempre in avanti e ancora lo faccio.

Sono felice dei miei incastri? Di come i pezzi della mia esistenza hanno combaciato tra loro? Sì, tanto! Anche se ho conosciuto il pianto, il dolore per la perdita di chi amavo, la malattia, non ho mai smesso di dirmi che sono fortunata, che non ho mai compiaciuto nessuno, che ciò che ho me lo sono guadagnato ed ora me lo godo alla grande.

Io non sono una donna addomesticabile, come diceva la Merini  ma non solo: per citare l’Amica Patrizia, ” Non siamo tutte Cenerentole”

 

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