Era di marzo…

Era sera. Le giornate iniziavano ad allungarsi. Il camino scoppiettava, in sottofondo  la Dion e la Streisand cantavano “Tell Him”.  Stavo leggendo un libro accoccolata sul divano e sentivo l’eco delle risate di mio figlio e del suo migliore amico provenire dalla sua stanza. Pochi minuti e  sarebbe stato ospite per il week end dalla famiglia di quel ragazzino che avevo visto crescere come un secondo figlio. Mi chiedevo quale fosse il motivo che li portasse a  ridere così tanto ma l’unica risposta poteva essere che 16 anni era un’età spensierata. I miei pensieri vennero interrotti dal campanello, era arrivata la mamma di Andrew a prenderli. Li vidi “volare” giù dalle scale salutandomi con un bacio. Fu mentre  loro salivano in auto che  il telefono squillò. Salutai con la mano l’auto che si allontanava e risposi: ” Hello…? “. Il cuore si fermò, mi  mancò il fiato per la  gioia. Non sentivo la sua voce da troppo tempo  così come il protocollo richiedeva. Chattare e scriversi mail non era la stessa cosa. Le parole non mi uscivano ma le lacrime rotolavano giù  dagli occhi e non certo per la tristezza.  ” Ehi bambola lo vuoi un bacio da un colonnello? Torno a casa. C’è un volo da Najaf e mi accompagnano, non vedo l’ora di stringerti. Adesso vado o cambiano idea e mi lasciano a piedi…Ti amo piccola”. Ebbi appena il tempo di ribattere dicendogli che mi scoppiava il cuore dalla felicità e che sì, lo volevo quel bacio e molto ancora. Sette mesi che non abbracciavo il padre di mio figlio, sette lunghi mesi vissuti nell’ansia di saperlo in quell’inferno che è l’Iraq. Chiamai mio figlio sul cellulare: ” Papà torna a casa!”.  Cenai fantasticando su  come sarebbe stato quel ritorno e andai a letto felice. La nostra casa, un ex convento del 600 ristrutturato,  sorgeva sulla cima di una  collina, attorniato dai vigneti. Stavo sdraiata al buio da ore a fissare i voltini in mattone del soffitto ed incapace di dormire  quando vidi le luci dei lampeggianti riflettersi sul soffitto. Ricordo che pensai: ” era già qui, voleva farmi una sorpresa e si è fatto accompagnare dal nostro amico carabiniere!” mentre scendevo le scale e spalancavo la porta. Davanti a me il personale in divisa. Riconobbi il suo amico pari grado e la psicologa del 1st SFOD-D. Alle loro spalle, poco discosto, l’amico comandante della caserma del paese. ” Sono spiacente di comunicarle che il colonnello J.M. è deceduto…il suo convoglio…mina…mi dispiace...” Il buio.

Era una sera di marzo, il camino scoppiettava e sentivo nella testa l’eco delle risate di mio figlio e del suo amico poi la vita s’interruppe.

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2 thoughts on “Era di marzo…

  1. Oh grande dolore , infinita Emozione cara , leggere come la vita ci può togliere all’improvviso un bene così grande… Non aggiungo oltre dolce Amica .

    Ti lascio un abbraccio immenso che arrivi al tuo Cuore .

    Buona giornata con affetto.

    Rosy

    ” Le Donne che hanno cambiato
    il mondo , non hanno mai avuto
    bisogno di mostrare nulla , se non
    la loro intelligenza “.
    Rita Levi Montalcini

    • Cara Rosy, la vita toglie e la vita dona, tutto sta ad accettare il disegno Divino che anche se non comprendiamo ha uno scopo. Ricambio l’affetto. Un abbraccio

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